Un altro piccolo episodio da raccontare, di quelli che passano spesso inosservati, ma che lasciano tanta amarezza e rabbia.
Mestre, ore 11 circa del 30 ottobre. Sono in partenza per Venezia: un cliente ha un problema “urgente” (e quando mai non lo è). Sono sull’autobus e come al solito mi perdo ad osservare le persone intorno, varietà umana in transito. Tra queste, due simpatici ragazzi del Bangladesh, uno seduto l’altro in piedi nelle vicinanze del posto riservato alle carrozzelle per disabili, posto per altro dotato di un sedile pieghevole imbottito.
Ad un certo punto si fa avanti un tizio altissimo, con chioma fluente e faccia strafottente che a gesti chiede sostanzialmente al ragazzo in piedi se ha intenzione di sedersi (nel posto per disabili) oppure no. Questi risponde di no e subito il tizio altissimo, con un surplus di strafottenza, si appropria del posto esclamando con un mezzo sorrisino: “sa… sono handicappato”.
“eh, poverino, come mi dispiace…”
Ciao,
Michele



