Vicenda tragicomica quella che vi racconto oggi, un po’ fuori dai normali schemi, visto che di solito si sente parlare di “anziani soli”. Questa volta però mi sono trovato ad assistere ad un episodio nel quale ad essere in difficoltà era un anziano “in compagnia”.

Stavo andando al lavoro quando, passando davanti all’ingresso di una banca, ho notato un anziano in carrozzella accompagnato da una badante di un qualche paese dell’est. I due si accingevano ad entrare in banca e la badante stava sistemando l’anziano in previsione di passare attraverso gli angusti ingressi utilizzati oggi da molti istituti bancari: la donna si stava prodigando in una serie di spiegazioni, probabilmente orientate a spiegare all’anziano cosa fare e cosa non fare; dico probabilmente perché il tutto avveniva nella sua lingua madre e il poverino sulla carrozzella la guardava basito continuando a ripetere: “…ma io non capisco cosa dici…“.

Ora mi immagino il dramma di questo anziano che si trova tutto il giorno a dover interagire con una persona che non parla la sua lingua, immagino lunghi dialoghi nei quali a fronte di una valanga di parole sconosciute le uniche risposte che si odono sono “…ma io non capisco cosa dici…“.

E’ stato il destino a far incontrare quelle due persone o c’è stato lo zampino di qualche “parente serpente” che aveva qualche conto in sospeso con l’anziano?

In parallelo alle campagne contro l’abbandono degli animali nel periodo estivo proporrei anche qualcosa a favore degli anziani… ma non quelli abbandonati a se stessi…

Ciao,
Michele