In questi ultimi giorni, in televisione, abbiamo potuto assistere a due trasmissioni già pubblicizzate da tempo: la nuova “uscita” di Celentano che, come accade ormai da tempo, si limita ad un singolo spettacolo e sinceramente a me questo modo di fare suona molto come una “concessione” calata dall’alto e la prima di una serie di trasmissioni con Roberto Benigni dedicate alla lettura di Dante… e questa cosa invece a me piace molto.
In definitiva: Celentano non l’ho proprio considerato, nemmeno di striscio, mentre Benigni me lo sono pure registrato, come farò anche per tutte le puntate successive.
Ho (ri)scoperto Dante qualche anno fa grazie ad un amico, dico ri-scoperto perché ovviamente, come tutti, su Dante ci siamo passati sui banchi di scuola e non tutti conservano buoni ricordi di questo. E’ sicuramente un bene che a scuola si studi Dante, purtroppo però il contesto in cui questo avviene non è dei migliori per poter trasformare l’obbligo in interesse. Vi assicuro però che un Dante affrontato in età più matura, soprattutto col desiderio di volerlo leggere, o almeno provarci, è tutta un’altra cosa. Come diceva Benigni l’altra sera: “dopo che hai letto Dante non puoi più gurdare le persone allo stesso modo di prima” e penso che proprio l’approccio che ha Benigni ai testi del poeta, anche se criticato dai più ortodossi, è adattissimo per far avvicinare (o riavvicinare) le persone ai meravigliosi versi della Divina Commedia.
Volevo solo dirvi questo. Se ci riuscite guardate le prossime trasmissioni di Benigni, magari rispolverate il testo di Dante e cominciate un po’ alla volta, dal primo canto dell’inferno cercando, oltre che di capire il testo, il significato, di entrare nella ritmica e nella metrica Dantesca, in modo da leggere quelle terzine di endecasillabi nel modo più giusto. Qual’è il modo più giusto? Ce n’è uno solo… potete provare a farvelo insegnare da qualcuno… o potete provare a trovarlo da voi, e quando arriverete all’ultimo verso di un canto e vi accorgerete delle lacrime che vi rigano il viso, allora saprete di esserci riusciti.
Ciao,
Michele



